Testata registrata al Tribunale di Salerno
18 luglio 1996 n° 953

Dai portici a Facebook

Ormai i social network ricoprono un ruolo essenziale nella nostra società e anche i cittadini Cavesi non sono da meno. Facebook si ritrova ad essere una piazza virtuale dove i portici non esistono più, ma sono sostituiti dai post che a volte innescano lunghe discussioni. Molteplici i gruppi che impegnano i frequentatori del social, dove sono molto attivi a volte sempre gli stessi utenti. Molto frequentati, ad esempio, sono quelli di Cavanotizie, Cavaspia, Cava ricordi della mai città. Un fenomeno a parte è  Sei di Cava se… che vede più di 9000 iscritti e ha prodotto la nascita di un’associazione.

La vetrina virtuale rispecchia quelle che sono le problematiche che stanno più a cuore ai cittadini e, in questo momento, con l’avvicinarsi delle elezioni amministrative, sono all’ordine del giorno post su questo tema scottante. C’è chi aggiorna continuamente il numero dei candidati sindaci, arrivati ad oggi a undici, con relative liste correlate, che porteranno quasi ogni famiglia della città ad avere un candidato da sostenere. Una campagna elettorale anomala, dove a parte l’identità di sinistra o destra, le civiche o i nuovi movimenti scenderanno in campo per conquistare anche un singolo voto che possa fare la differenza.

Basta girare per i gruppi per rendersi conto che Facebook potrebbe essere decisivo se ben utilizzato. E lo stesso sindaco utilizza il social network per illustrare le problematiche cittadine e anche a difendersi dalle polemiche che molto spesso si sviluppano nelle discussioni virtuali e non.

È inevitabile che coloro che amministrino i gruppi cerchino di disciplinarne il funzionamento, onde evitare che essi diventino amplificatori virtuali, come il mitico Antonio La Trippa che con il suo megafono incita a votare se stesso. Già in questi giorni si stanno innescando le polemiche sulla cancellazione di utenti che violino il silenzio elettorale con punizione di esclusione dal gruppo fino alla campagna elettorale.

Insomma in questi due mesi che ci separano dalla conclusione della campagna elettorale (nel caso si dovesse arrivare al ballottaggio), si vedranno sicuramente discussioni pirotecniche e post di fuoco e si misurerà il polso della situazione politica girando per queste comunità virtuali. Difficile il lavoro di un amministratore che voglia moderare un gruppo, soprattutto di grandi dimensioni e se si considera che si parla di almeno circa 500 candidati, più i sostenitori, ci sarà sicuramente un’impennata di post che elogiano candidati o magari criticano gli avversari. Ma a parte la cosiddetta netiquette di rete, sarà bene  ricordare la recente sentenza della Cassazione Penale (la sentenza n. 12761/14) che ha chiarito cosa succede se qualcuno su Facebook parla male di una persona. Ebbene i Supremi Giudici hanno in sostanza ricondotto le ipotesi di diffamazione a mezzo social network entro i confini della diffamazione aggravata, perpetrata mediante l’utilizzo del mezzo di pubblicità, questo perché la pubblicazione di una frase diffamatoria su di un profilo Facebook “rende la stessa accessibile ad una moltitudine indeterminata di soggetti con la sola registrazione al social network ed, anche per le notizie riservate agli «amici», ad una cerchia ampia di soggetti”. Diventa, addirittura, irrilevante “la circostanza che in concreto la frase sia stata letta soltanto da una persona”.

Sarà quindi opportuno calibrare le parole, ricordandosi che Antonio La Trippa aveva solo un megafono che aveva come raggio d’azione il cortile del condominio, mentre la vetrina virtuale di Facebook può contare su un pubblico potenzialmente innumerevole. 

Meditiamo gente, meditiamo…

Magrina Di Mauro

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