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della Città di Cava de' Tirreni (SA)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


di Livio Trapanese

Tra i monti ed il mare vi è Cava de' Tirreni
Dall'antica Marcina ad oggi
Note tratte dal supplemento del mensile illustrato SECOLO,
pubblicate giovedì 25 settembre 1890 e venerdì 31 gennaio 1902

Questa graziosa ed interessante città, generalmente conosciuta col nome di Cava de’ Tirreni, si trova nel punto più pittoresco ed aperto della vallata che è tra Nocera Superiore ed il golfo di Salerno.
La città di Cava de’ Tirreni posa quasi in piano, ma la circondano, da vicino, dolci e verdeggianti colli, che si addossano, poi, ai fianchi poderosi del Monte Pertuso.
La città è di costruzione in gran parte moderna: ed essendo uno dei punti di soggiorno preferiti dalle famiglie facoltose di Napoli e di Salerno, ha nei suoi dintorni villette e palazzine, alberghi, trattorie, in cui nulla, dal punto di visto del confort e delle esigenze della vita moderna, è da desiderare di più.
La città di Cava, che col Regio Decreto n. 935 del 23 ottobre 1862, firmato in Torino, a quel tempo capitale d’Italia, dal Re Vittorio Emanuele II, mutò denominazione in Cava de’ Tirreni, consta principalmente di una grande via, con porticati, fiancheggiata da begli edifici, che dalla stazione ferroviaria conduce fino alla Piazza maggiore, nel cui mezzo sorge una grandiosa fontana e nel cui sfondo vi è la chiesa arcipresbiteriale.
La popolazione è fitta e vivace ed assai sono le industrie per la fabbricazione dell’eccellente pasta, dei dolciumi, dei lavori in legno scolpito, tornito ed intarsiato in corallo, tartaruga, lava ecc...
Il Comune di Cava de’ Tirreni, con le vicine frazioni, forma un complesso di ventunomila abitanti. (ndr. oggi ne conta 58.000 circa).
Per consenso unanime, gli storici danno antichissime origini alla città di Cava de’ Tirreni ed alle popolazioni dei dintorni.
E’ ammesso dai geologi che la spaccatura o valle Nocerina, che intercede tra Stabia e Salerno fosse, nelle epoche primitive, invasa dal mare: sicché l’attuale penisola sorrentina formava un’isola dirimpetto a Capri la quale, secondo taluni, potrebbe essere l’isola d’Enea, abitata da Circe e descritta da Omero nei viaggi di Ulisse.
I frequenti grandiosi commovimenti, a cui questa parte del territorio vulcanico and soggetta nel corso dei secoli, diedero alla località la conformazione attuale; il mare dovette ritirarsi dalla larga spaccatura e l’isola, per gli scoscendimenti dei monti vicini, dei quali si possono ancora fare i rilievi geologici, fu ricongiunta al continente, divenendo penisola.In questa regione, secondo Strabone, si stabilirono colonie di Tirreni, popolo d’indubbia origine giapetica, che per essersi stabilite da tempi remotissimi in Italia, potrebbero essere considerate autoctone (indigeni nostri), come ritenuto da Dionigi d’Alicarnasso e da altri storici e dotti dell’antichità.
Strabone, a questa gente antichissima, attribuisce l’edificazione di Marcina, che fu il centro storico della vallata.
Plinio, che venne dopo di lui, attento studioso di queste regioni, discorrendo del contado Picentino, in cui era Marcina, assicura che quello fu un tempo dei Toschi o Etruschi o Tirreni: ed il nome di Mar Toscano o Tirreno, che dal loro soggiorno prese e serba ancora oggi, dopo tanti secoli, n’è la miglior prova.
I favoleggiatori secentisti della storia, non esitano a fissare la fondazione di Marcina a sessant’anni prima della guerra di Troia, ma l’affermare questo è semplicemente cadere nell’assurdo.
Certo è che i Tirreni occupavano, al dire di Diodoro Siculo, questa regione, dal Garigliano al Sele, contemporaneamente al sorgere di Roma, e vi si erano già rafforzati, tanto da sostenervi guerre con popoli vicini ed una battaglia navale, coi Cumani, nella quale rimasero soccombenti (anno 675 di Roma). E’ dunque intorno al III secolo di Roma, che secondo le più ragionevoli congetture, si debbono assegnare le origini di Marcina. Ai Tirreni si sovrapposero i Greci, quando dalle coste Ioniche si spinsero fin oltre al Golfo Partenopeo: poi i Sanniti, quando nel IV secolo di Roma invasero tutta l’antica provincia della Campania, andando ad urtare contro le ambizioni ognora crescenti di Roma, con cui accesero lunghe guerre che finirono con la loro sconfitta e sottomissione.
Dopo i Sanniti si sparsero in questa regione e la dominarono, tra il IV ed V secolo di Roma, i Lucani, già padroni di Poseidonia (Paestum) e della costa fino a Salerno, nemici dei Sanniti, sebbene di comune origine.
Ma l’aquila romana, che già aveva steso le sue poderose ali sulla Campania Felix, vinti più volte Sanniti e Lucani con le armi del Console Quinto Fabio, dopo aver espugnato Nocera nel 646 a.C., si spinse a prendere possesso di tutta la regione, sino al fiume Silaro, presso cui sorgeva Marcina.
Poco meno di mezzo secolo dopo i Romani, dopo aver in decisiva battaglia, debellato i Piceni, che loro contrastavano il primato verso la costa Adriatica, volendo allontanare quel popolo forte e battagliero, ne condussero in questa regione gran numero, quale colonia, assegnando il territorio che da Sarno, presso Nocera, va fino ad Amalfi e la costa fino al Fiume Sele: donde questa regione prese, da loro, il nome di Picento o Picentino o piccolo Piceno. Durante la seconda guerra Punica, i Picentini, nel 538 di Roma, si ribellarono ai romani, aiutando Annibale che dopo la Battaglia di Canne recavasi a svernare a Capua. Roma non fu tarda a trarre vendetta sui Picentini ed i Lucani, unitisi per la stessa circostanza, ma la lezione non fruttò poiché, ancora ribelle a Roma, i Picentini furono, nell’anno 663 a.C., combattuti e dispersi dal Console Gneo Pompeo Strabone. Da allora Marcina ed il suo territorio seguì le vicende della Campania, legata a Roma da vincoli di fedeltà e devozione.

 

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