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della Città di Cava de' Tirreni (SA)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


di Livio Trapanese

Dai romani ad Auferio (parte I)
Dall'antica Marcina ad oggi
Note tratte dal supplemento del mensile illustrato SECOLO,
pubblicate giovedì 25 settembre 1890 e venerdì 31 gennaio 1902

Nel periodo romano, Marcina fu città assai ricca e fruttuosa. Il suo popolo era dedito alle industrie marinare ed all’agricoltura, esercitando attivo commercio coi Greci e con gli abitanti della non lontana Paestum.
I marmi, le tombe, le colonne, gli avanzi di acquedotti e di altri grandiosi edifici, che si rinvennero nel territorio della Cava, fanno fede dell’opulenza di questa antica città.
Nelle sue vicinanze sorgeva il famoso tempio di Giunone Argiva, uno dei più celebri dell’antichità. Vi si adoravano pure Topica, Mercurio e Priapo, di cui presso Vietri, nel 1643, si rinveniva un colossale simulacro.
Col precipitare della potenza romana, le orde barbariche cominciarono ad invadere la Campania che a più riprese fu saccheggiata e messa a ferro e fuoco, ora dai Goti di Alarico ora dai Vandali di Genserico. Quest’ultimo vi si fermò più a lungo e ne fece, nell’anno 455 di Cristo, orribile scempio. A lui si attribuisce la distruzione di Marcina e la dispersione del suo popolo, il quale, secondo la leggenda, si rifugiò nella cave del Monte Metelliano, che ora son dette le grotte di Molina, insufficienti però a contenere grande quantità di persone.
Passata la bufera barbarica, la popolazione si raggruppò nel Borgo Metelliano che fu poi il nucleo generatore dell’attuale città di Cava de’Tirreni.
Nei bassi tempi tace la storia di questa regione nella quale dominarono prima i Goti indi, passando come meteora i Bizantini di Belisario, Narsete e più lungo fu il dominio in questa regione dei Duchi Longobardi di Benevento.
Più tardi divisosi il Principato di Benevento in due Provincie, la Beneventana e la Salernitana, il territorio della città della Cava restò naturalmente legato al dominio della vicina Salerno di cui seguì le sorti nelle lotte contro l’invasione saracena e nella successiva dominazione dei normanni.
Fu durante il periodo della dominazione dei Principi Longobardi di Salerno, che la città della Cava cominciò ad acquistare importanza, come centro di questo Distretto, anche per la sua vicinanza all’Abbazia della Santissima Trinità, sorta nel secolo X nella località detta Corpo di Cava, a monte dell’attuale Città.
Narrano le cronache locali che Auferio di stirpe Longobarda e congiunto dei Principi di Benevento e di Salerno, per voto fatto durante una grave malattia, che lo sorprese in viaggio per la Francia, vestisse l’abito di San Benedetto, si ritirasse in un Cenobio, sopra il Borgo Metelliano, e che quivi morisse dopo anni di vita esemplare.
Guimario III, Principe di Salerno, ad onorare la memoria di quel suo antenato, ordinò l’ampliamento del Cenobio che in breve tempo divenne una grande Abbazia, emula, per fama e ricchezza, a quella antichissima di Monte Cassino.
L’Abbazia della Santissima Trinità di Cava venne consacrata nel 1092 da Papa Urbano II il quale, dicesi, fece appositamente il viaggio da Roma, perché grande era l’amicizia dei Pontefici coi Principi di Salerno, quest’ultimi difensori della chiesa contro il protervo Imperatore Arrigo IV.
Da allora la storia di Cava de’Tirreni si compenetrò in quella dell’Abbazia e seguì, senza speciali distinzione, le sorti di Salerno dapprima e di Napoli poscia.
Chi da Cava de’ Tirreni vuole visitare l’Abbazia della Santissima Trinità, deve recarsi alla Frazione di Corpo di Cava a circa cinque chilometri dalla città: una passeggiata di un’ora ed un quarto, percorrendo una strada in facile ascesa, comoda e deliziosa, per la vista che offre sulla marina da Vietri a Salerno. La strada passa ora fra boschi cedui e pinete, campi ed olivi, vigneti ed agrumeti, ora sul lembo della montagna rocciosa e denudata, fra gli scoscendimenti della quale la guida non manca di segnalare la famosa pietra Santa, un enorme blocco di roccia, intorno al quale, corre la leggenda, che quivi Papa Urbano II, nel settembre del 1092, recandosi da Roma all’Abbazia della Santissima Trinità, per consacrarla, scendesse da cavallo e fatto erigere un altare su un pezzo di roccia, vi celebrasse la Santa Messa.
A commemorare il fatto, nel secolo XVII, in vicinanza della pietra Santa fu eretta la Chiesa Barocca che ancora vi si trova, la quale non ha altro merito che quello di offrire, dal suo piazzale, allo comitive dei visitatori, un sorprendente panorama della parte superiore del golfo salernitano.
Al disotto di questo punto si apre sinuosa, per non dire selvaggia, la valle dei Molini, ove vi sono parecchi molini di forme e metodi primordiali, mossi dall’acqua che a cascate e balzi corre nel fondo.
Dalla pietra Santa, in pochi minuti, rasentando un bellissimo bosco ceduo e passando poi sull’alto viadotto che attraversa il Valloncello, si giunge al Corpo di Cava, villaggio ameno in posizione saluberrima, cresciuto coi secoli intorno alla celebre Abbazia, come Monreale sorse e crebbe intorno al suo famoso duomo.
Per la posizione magnifica di questo paesello, il panorama grandioso che indimenticabile offre, l’aria pura e frizzante che vi si respira anche d’estate, la facilità degli accessi, la proprietà moderna dell’abitato, formano di questo paese uno dei soggiorni preferiti in ogni stagione dagli stranieri, che volentieri si fermano nelle nostre provincie del mezzodì e delle famiglie ricche napoletane e salernitane, durante i giorni della canicola estiva.
Corpo di Cava è centro anche di belle escursioni sui monti e paesi vicini.
Interessantissime, ad esempio, le gite sul Monte Liberatore, sul Pertuso, alla cascata ed alle grotte di Bonea, senza dire di quelle che si possono prolungare fino alla regione di Tramonti, all’antica Ravello ed a Maiori.

 

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