La storia
Documenti inediti di fine '800
L'Abbazia benedettina della
Santissima Trinità de La Cava
Raccolta di Paul Guillaume - Traduzione di Paola Malavenda
Prima parte -Libro 1° - Capitolo Terzo
San Leone da Lucca (1050 - 1079) - II parte
Tuttavia Hildebrando, allora Cardinale-Arcidiacono,
tra le grandi preoccupazioni che gravavano sul suo animo, sapeva che lAbate di Cava,
il venerabile Leone, desiderava un successore a causa delletà ormai avanzata.
Sinteressò in suo favore presso SantUgo e la sua mediazione fu così efficace
che ottenne la liberalità dallAbate di Cluny e come dice lo storico di Venosa
Pietro Pappacarbone rientrò al monastero di Cava (1070). Appena il maestro dei novizi di
Cluny arrivò presso Leone, il clero ed il popolo di Policastro, cittadina della Lucania,
daccordo con il Principe di Salerno, Gisulfo II, chiesero a gran voce che fosse
nominato Vescovo e dopo tante insistenze furono accontentati. Il nuovo Vescovo mal
accettava la tumultuosa vita esteriore così rinunciò alla dignità episcopale e tornò a
Cava. LAbate Leone, allora, nel timore che altre circostanze impreviste lo
privassero di un animo così eccelso, lo prese come suo coadiutore nel governo
dellAbbazia e lo designò come suo futuro successore. Leone andò a stabilirsi
presso la chiesa di San Leone di Vietri che egli aveva costruito verso il 1064 e così
Pietro prese in mano la direzione del monastero della Santissima Trinità, ma poiché
voleva seguire ed applicare in tutto il suo rigore la Regola di San Benedetto, che egli
aveva così ben appreso a Cluny, sollevò il malcontento di molti religiosi abituati ad
una minore severità. Il buon Leone, ascoltando troppo facilmente le critiche degli
scontenti, acconsentì a perdere nuovamente colui che aveva scelto come suo successore.
Nel 1070, il nipote di SantAlferio si ritirò nel Cilento e più precisamente nel
Monastero di SantArcangelo di Monte Corace che in poco tempo, come testimonia
lAbate di Venosa, lo portò ad un elevato grado di prosperità spirituale e
materiale. Daltronde, se occorresse unaltra prova, la troveremmo nelle
numerose pergamene accordate allAbate Pietro; tutte indicanti donazioni. I religiosi
di Cava, tornati sui loro passi, chiesero il ritorno dellAbate Pietro il quale
acconsentì, a condizione di poter dirigere lAbbazia della Santissima Trinità di
Cava seguendo la disciplina di Cluny (1073). Nessun religioso si oppose. LAbate fu
confermato nellosservanza della regola di Cluny, senza tuttavia essere assoggettato
alla grande Congregazione francese. Tuttavia Gisulfo II, malgrado i due diplomi del 1058,
a poco a poco ripristinò sulla valle metelliana i diritti di cui prima si era spogliato.
Hildebrando che lo conosceva bene, avendo avuto occasione di frequentarlo, al momento
della dedica solenne che Papa Alessandro II fece della Basilica di Monte Cassino, finì
per ottenere da lui, in suo favore, la rinuncia a tutti i diritti che poteva ancora
vantare sul monastero della Santissima Trinità di cava e sulla valle metelliana. Poco
dopo il famoso Cardinale-Arcidiacono Hildebrando trasferì tutto al suo amico,
lAbate Leone (1071). E ancora grazie ai consigli di Hildebrando che Gisulfo II
nel 1072 e 1073 arricchì lAbbazia della Santissima Trinità della maggior parte dei
terreni e delle chiese che formano ancora oggi la porzione più importante della sua
Diocesi. A questo proposito, ricordo che negli archivi dellAbbazia di Cava sono
conservati tre bei diplomi. Con quello del 1072 Gisulfo II donò allAbate Leone il
territorio del Monte Giulia e d el Monte dellago su cui lAbate San Costabile
fondò poi la Città di Castellabate. Con quelli del 1073 Gisulfo concesse ovvero
confermò i monasteri di San Nicola di Serramezzana, di San Fabio di Casacastra, di San
Matteo ai due fiumi e le chiese di San Biagio di Butrano, di San Giovanni di Terrisino, di
San Zaccaria di Lauro ed altre con i terreni dipendenti e gli uomini o vassalli che vi
abitavano.
Intanto, il grande Hildebrando, suo malgrado, venne proclamato Papa col nome di Gregorio
VII (21 aprile 1073). Per ordine dellAbate Leone, Pietro Pappacarbone, poco dopo il
suo rientro dal Cilento, partì per Roma sia per fare gli auguri al nuovo Pontefice e
ringraziarlo per i favori che aveva un tempo ottenuto per il suo monastero e sia per
offrirgli i servigi dei suoi amici di Cava. Pietro, a Roma, si fermò presso la famosa
Abbazia di San Paolo fuori le mura ove Hildebrando era stato Abate per qualche tempo
(1059).
Benché il grande Muratori ed il saggio Cavaliere Trinchera siano di parere contrario, noi
riteniamo che fu proprio allepoca del soggiorno dellAbate Pietro a Roma che
Gregorio VII accordò la notevole Bolla che sammira a Cava; Bolla che alcuni
considerano ancora inedita, ma che Muratori ha già pubblicato. Con questa Bolla,
sfortunatamente senza data, il grande Pontefice Gregorio VII conferì allAbate
Pietro, come coadiutore di Leone, tutte le donazioni di Gisulfo II, dichiarò di prendere
sotto la protezione e difesa del Seggio Apostolico il monastero della Santissima Trinità
di Cava ed infine lo esentò, per il futuro, da qualsiasi giurisdizione da parte degli
Arcivescovi di Salerno. Questa è in sostanza la Bolla; la prima accordata dai Papi alla
Santissima Trinità di Cava. E quella che costituì definitivamente la grande
Congregazione di Cava. Da quel giorno in poi, Gregorio VII dimostrò sempre la sua
predilezione per lAbbazia ed i religiosi di Cava. Eccone, tra molti altri, un
notevole esempio. In una delle sue lettere al Principe di Salerno, egli saluta diverse
volte lAbate Leone e gli altri amici della Santissima Trinità. Poi egli si
raccomanda alle loro preghiere e li scongiura dintercedere per lui affinché il
Cielo gli conceda la grazia per poter governare la Chiesa con tutta prudenza necessaria.
Intanto, in Italia meridionale, si compiva una grande rivoluzione che si collega
strettamente alla storia dellAbbazia della Santissima di Cava. Il Principe Gisulfo
II, nonostante i buoni consigli dellAbate Leone, malgrado le sue reiterate minacce,
continuava ad imperversare crudelmente sugli amalfitani, colpevoli, secondo lui, di amare
troppo la loro libertà. Una volta, mentre il Principe disprezzava con più arroganza del
solito i salutari ammonimenti delluomo di Dio, questi gridò: Gisulfo a causa della
tua ferocia e del tuo orgoglio in poco tempo tu sarai privato di un potere che sei indegno
di esercitare. Detto questo Leone si ritirò in solitudine a Cava. Poco dopo, infatti, il
celebre Roberto il Guiscardo, che sembrava dover essere il fedele difensore di Gisulfo II
di cui aveva sposato la sorella Gaitelgrima, non certo per compassione, ma per ambizione,
divenne il protettore della Repubblica di Amalfi che poco prima gli si era assoggettata.
Naturalmente fu loccasione della rottura tra lorgoglioso Principe longobardo e
lastuto Duca normanno. Questi, col pretesto di vendicare gli amalfitani, nel 1076
assediò Salerno ed accerchiò così bene quella Città, allora molto ricca, che gli
abitanti, in capo ad un mese, furono ridotti allo stremo. Essi arrivarono a mangiare la
carne di cavallo, di asini e perfino dei cani e dei topi. Il fegato di un topo, dice Leone
da Ostia, veniva venduto 10 tarì, quello di un pollo 9 tarì, un uovo 1 tarì, sette
fichi 2 denari, una misura di farina 44 besantes. Il tarì di Salerno aveva ugual valore
di quello dAmalfi. Secondo le congetture del saggio matematico Camera, il Tarì
valeva almeno 2,50 franchi della nostra moneta e si suddivideva in 3 denari corrispondenti
ognuno a 0,85 centesimi. Daltronde il besant equivarrebbe secondo Zanneti a 26 paoli
romani, cioè a 13, 83 franchi da ciò deriva che, durante lassedio di Salerno, il
fegato di un cane costava 25 franchi, quello di un pollo 22,50 franchi, un uovo 2,50
franchi, 7 fichi 1,70 franchi ed 1 misura di farina 608,80 franchi. Tutto ciò non è
affatto inverosimile se si pensa allultimo assedio di Parigi (1870) durante il quale
si ripeterono simili orrori. Dopo più di otto mesi di resistenza disperata la Città di
Salerno dovette arrendersi. Gisulfo II fu fatto prigioniero e privato del principato
(marzo-giugno 1077). La predizione del solitario di Cava si era avverata. In meno di
sessantanni (1016-1077) uno sparuto numero di cavalieri arditi ed indipendenti aveva
rovesciato tutti i principati lombardi, tutti i piccoli ducati greci che si contendevano,
da più di cinque secoli, il Sud Italia (571-1077). Salerno, lultima roccaforte dei
longobardi, come Capua, Benevento, Napoli ed Amalfi si arrese al potere del figlio di
Tancredi. Da allora ebbe inizio per Salerno e la vicina valle metelliana, un periodo molto
più tranquillo e fortunato: quello della dominazione normanna che durò 117 anni
(1077-1194). LAbbazia ebbe in queste circostanze un grande ruolo. Provvidenzialmente
era stata fondata in un posto arretrato, quasi inaccessibile, al confine delle piccole
repubbliche o principati di Salerno, Amalfi, Sorrento, Napoli, Capua e Benevento.
Daltra parte la popolazione di tutti quei piccoli stati, indipendentemente dalla
loro origine latina o greca, longobarda o normanna, avevano una particolare venerazione
per la tomba di SantAlferio, i cui miracoli correvano allora di bocca in bocca.
Questo metteva lAbbazia al riparo da qualsiasi attentato e ne faceva in mezzo a
tante guerre, una sorta dasilo inviolabile, rispettato dai vincitori e circondato
dallamore dei vinti. Da tutti i paesi vicini, si accorreva a Cava per depositarvi
ciò che si aveva di più prezioso, in particolare i titoli che assicuravano ad ognuno il
possesso pacifico della proprietà. Da lì lorigine di buona parte di quelle
migliaia di diplomi e pergamene, monumenti storici di infimo valore che vengono conservati
con tanta cura negli archivi della Santissima Trinità di Cava. LAbate Leone
continuava a governare con gloria il suo monastero e tutti gli altri già molto numerosi.
Era in ciò amorevolmente aiutato da Pietro Pappacarbone. Larrivo a Cava di un
illustre monaco da Cluny contribuì ancora a consolidare le regole monastiche si tratta
dellarrivo e del soggiorno di Odone di Chantillon. Gregorio VII rimasto quasi solo a
combattere le sue fortissime lotte contro la simonia e le investiture, così ben protette
dallImperatore di Germania Enrico IV, aveva richiesto a Cluny degli ausiliari.
LAbate Ugo, tra molti altri religiosi, gli inviò lantico discepolo di Pietro
Pappacarbone che a Cluny, da due anni, rivestiva limportante funzione di Priore
claustrale. Odone fu ricevuto a Roma con i segni del più vivo affetto. Hildebrando fece
di lui il suo consigliere ed amico più intimo. Tuttavia, Odone, che conosceva un
dolcissimo ricordo del suo antico maestro, vedendosi così vicino a lui, poco dopo si
recò allAbbazia di Cava, il solo monastero del Sud Italia che a quel tempo fosse in
relazione con Cluny. Visse allora (1078) nellAbbazia della Santissima Trinità con
il suo venerabile maestro. In quello stesso periodo Pietro annunciò ad Odone la sua
futura elevazione al soglio pontificio. Odone non rimase molto a Cava. Ben presto Gregorio
VII lo richiamò a Roma e siccome dopo la morte del legato Geraldo, Enrico IV voleva
mettere sul soglio episcopale di Ostia, un suo pupillo, tale Giovanni. Il grande
Hildebrando si affrettò a dare questo episcopato ad Odone di Chantillon (1078) che da
allora fu il più valido aiuto di Gregorio VII e per quattro anni non si allontanò mai da
lui. In seguito, avremo ancora occasione di parlare di Odone e ritorniamo ora
allAbbazia di Cava. Leone da Ostia era diventato molto vecchio. Dopo la morte di
SantAlferio egli aveva governato lAbbazia per quasi 30 anni (1050-1079). Si
addormentò nella pace del Signore il 10 luglio 1079. Il suo corpo fu deposto nella Cripta
Arsicia accanto a quello del suo predecessore. I miracoli che operò da vivo e da morto
gli permisero gli onori della santità e la sua festa si celebra ogni anno, a Cava, il 12
luglio. |