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della Città di Cava de' Tirreni (SA)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


di Livio Trapanese

La storia
Documenti inediti di fine '800
L'Abbazia benedettina della
Santissima Trinità de La Cava
Raccolta di Paul Guillaume - Traduzione di Paola Malavenda

Prima parte
Divisione dell'opera

La storia dell’Abbazia della Santissima Trinità de La Cava, dalla sua origine ai giorni nostri, si divide in due grandi parti:
. la prima, durante la quale la Santissima Trinità de La Cava fu a capo di una congregazione benedettina indipendente: la Congregazione di Cava (1011-1497);
. la seconda, durante la quale l’Abbazia fu incorporata alla Congregazione di Santa Giustina di Padova, poi Cassiniana, detta anche: Congregazione d’Italia (1497-1875).
L’una e l’altra di queste due parti od epoche possono suddividersi in quattro periodi ben distinti la cui durata media è, per ognuno, di circa un secolo. Da qui la divisione del presente saggio storico in otto libri, che sono:
. libro 1°: dall’origine dell’Abbazia alla morte di San Costabile, ovvero la storia dei Santi Padri (1011-1124);
. libro 2°: dalla morte di San Costabile a quella del Beato Leonardo, ovvero la storia dei primi sette Abati beati (1124-1255);
. libro 3°: dalla morte del Beato Leonardo all’erezione dell’Abbazia della Santissima Trinità della Cava in Vescovado, ovvero la storia degli ultimi Abati a vita (1255-1394);
. libro 4°: dall’erezione dell’Abbazia in Vescovado alla riunione della Congregazione di Cava con quella di Santa Giustina, ovvero la storia degli Abati Vescovi e degli Abati Commendatari (1394-1497);
. libro 5°: dalla riunione dell’Abbazia con la Congregazione di Santa Giustina all’elevazione di Don Manso al Vescovado di Castellammare di Stabia, ovvero la storia dell’Abbazia fino al secolo XVI (1497-1598);
. libro 6°: dall’elevazione di Don Manso al Vescovado di Castellammare di Stabia alla morte dell’Abate Pietro Campanile, ovvero la storia del’Abbazia fino al XVII secolo (1598-1699);
. libro 7°: dalla morte Pietro Campanile all’avvento di Don Carlo Mazzacane, ovvero la storia dell’Abbazia fino agli albori del XIX secolo (1699-1801);
. libro 8°: dall’avvento di Don Carlo Mazzacane ad oggi (1875), ovvero la storia dell’Abbazia Benedettina della Santissima Trinità della Cava fino alla XIX secolo (1801-1875).
Questa è la via, lunga ed ancora poco nota, ma interessante che insieme dobbiamo percorrere. Mettiamoci in cammino.
Le belle contrade che circondano i golfi di Napoli e Salerno, sono tra loro separate da un susseguirsi di montagne che si distaccano dagli appennini vicino San Severino, sito nell’allora Principato Citeriore, e si prolungano, a forma di penisola, fino al promontorio di Minerva, oggi detto Punta Campanella.
Alla base di queste montagne, in successione, si trovano, da un lato: Pompei, Castellammare di Stabia e Sorrento e dall’altro, Positano, Amalfi, Atrani, Maiori, Minori e Vietri sul Mare; città conosciute poiché ad ognuna di loro si ricollegano innumerevoli ricordi mitologici e storici.
Tra Pompei e Vietri sul Mare(1) la montagna degrada fin quasi al livello del mare per riapparire maestosamente nel Monte Finestra e nel Monte Sant’Angelo, entrambi alti oltre di 1100 metri, quali punti più alti di tutta la catena formando una specie di istmo o meglio una magnifica vallata lunga circa 25 chilometri occupata dalla Città di Cava de’Tirreni, coi suoi numerosi quartieri(2), le sue pittoresche torrette(3) ed il suo fertile territorio.
Questa posizione particolare, posta in mezzo alle montagne e vicina al mare, fa di Cava de’Tirreni una delle Città più belle d’Italia e se non fosse per le produzioni tipiche meridionali: ulivi, tabacco, fichi, uva, agrumi, ecc. parrebbe di essere in una delle valli della Savoia o del Delfinato, immaginando qualche laghetto in lontananza, tanto che durante tutto l’anno, ma in specialmente in estate ed in autunno, si ritrovano numerosi stranieri oltre al fior fiore della società partenopea.
In una lontana gola di questa incantevole valle, a circa 2 km. dalla Città di Cava de’Tirreni ed a 8 km. da quella di Salerno, tra i boschi che coprono la base orientale del Monte Finestra, sotto una immensa grotta(4), alta e prominente, vi é l’Abbazia Benedettina della Santissima Trinità della Cava.
Si arriva a scoprire il celebre monastero solamente dopo aver dopo aver aggirato le antiche mura del Corpo di Cava(5) e percorso, a piedi od in macchina, il fianco meridionale della valle.
Per godere dell’insieme di tutta l’Abbazia occorre affacciarsi dal bordo della terrazza che precede la porta d’ingresso del monastero.
Lo sguardo stupito si stende lungo il susseguirsi di costruzioni, innalzate le une sopra le altre, che si prolungano, a forma di semicerchio, per oltre 300 metri. Si scoprono allora, in tutto od in parte, le principali costruzioni di cui è composto il monastero: il Seminario diocesano, la Sala capitolare, il Refettorio, la Pinacoteca, il Collegio, il Noviziato, i dormitori dei frati conversi, le celle dei religiosi ecc.. La chiesa, la biblioteca ed i famosi archivi dell’Abbazia sono situati al centro nella parte più nobile e più sicura del pio luogo, lontano dagli sguardi dei profani, il tutto dominato dai resti imponenti dei bastioni e delle mura che un tempo cingevano il Corpo di Cava.
Ai piedi delle mura dell’Abbazia scorre un fresco ruscello, il Selano, le cui acque dopo aver animato un modesto opificio, ove si cardavano vecchi stracci di tessuto, ed un piccolo mulino, un tempo ad uso del monastero, si perdono alla marina di Vietri, nel golfo di Salerno.
Infine, a completamento del quadro, enormi massi di roccia, coperti per la maggior parte di folti castagni, s’innalzano, gradatamente, sia in fondo alla gola che di fronte alla grotta.
Ora, in questa dimora solitaria, che sembra essere stata creata espressamente per lo studio e la contemplazione, da dieci secoli si sono succedute, senza interruzione, numerose generazioni di pii e saggi religiosi.
E’ il desiderio di conoscere la loro storia e di far partecipi gli altri che al finire dell’800 Paul Guillame si spinse negli archivi del monastero per leggere gli storici manoscritti che noi, distinti in capitoli, riporteremo grazie anche alla letterale traduzione della Professoressa di Francese Paola Malavenda.

N o t e:
(1) Vietri sul Mare a quel tempo aveva il porto più sicuro e frequentato del golfo di Salerno, occupando parte dell’antica Marcina, che i Tirreni fondarono almeno 1500 anni prima della venuta di Cristo. Come si legge in altri scritti Marcina fu poi occupata dai Greci nel VII secolo a.C., dai Sanniti nel 422 a.C., dai Lucani nel 339 a.C., dai Romani nel 307 a.C. e dai Picentini nel 268 a.C.. Nell’antichità era celebre soprattutto per il tempio di Giunone Argiva. Sotto i Romani, una parte del suo territorio venne, probabilmente, abitata da qualche membro della famosa gens Metella; da qui il nome di Metelliana che sin da allora fu dato all’attuale verde valle di Cava de’Tirreni. Secondo l’opinione più comune e probabile, Marcina fu distrutta verso il 455 dopo Cristo dal feroce Genserico il quale quell’anno, alla testa dei suoi vandali, partì dalle rive dell’Africa per venire a razziare in Italia. Di quella fiorente Città del Medio Evo resta un labile ricordo col nome di Vietri o Beteri, oggi Vietri sul Mare, correzione di Urbs Vetus ovvero città Vecchia, che s’incontra nelle cronache e nelle pergamene dell’VIII secolo, custodite dalla Abbazia Benedettina della Santissima Trinità della Cava. Il Ricordo dei primi abitanti di Marcina fu rinnovato al finire del XVIII secolo, allorquando il 23 ottobre 1862 il Re Vittorio Emanuele II attribuì alla Città di Cava il definitivo toponimo di Cava de’Tirreni. A tal proposito nel registro delle delibere comunali della Città della Cava dell’anno1862, foglio n. 265, atto del giorno 27 agosto 1862, si legge: " Sulla considerazione interessante l’uniforme tradizione istorica, dalla quale risulta evidente che questa Città faceva parte dell’antica Marcina, edificata dai Tirreni, questo Consiglio Comunale, all’unanimità, delibera che da oggi innanzi questa Città della Cava si denomini Cava de’Tirreni ".
(2) Un detto popolare di un tempo diceva che i quartieri di Cava de’Tirreni erano numerosi quanto i giorni dell’anno. I registri comunali ne portavano 136, sebbene in questo numero non fossero stati compresi quelli ricadenti nel territorio dell’attuale Comune di Vietri sul Mare, che fu distaccato dalla Città di Cava nel 1806, né quelli del Comune di Cetara, formato nel 1833. Secondo l’annuario statistico della Provincia di Salerno, nell’anno 1866, gli abitanti dell’antico territorio di Marcina, detto poi Metelliano ed infine Cava (pagina 121 e seguenti) erano oltre 30.000, cioè: la popolazione della Città di Cava de’Tirreni era di 19.480 persone; quella di Vietri sul Mare di 8.307 e quella di Cetara di 2.240.
(3) Queste torri, chiamate Bolieri, furono costruite dai Longobardi su quasi tutte le prominenze che circondano la valle per essere destinate ad ospitare abili tiratori che, in autunno, al passare di palombi, ovvero piccioni selvatici, lanciavano, con tanta abilità, verso di loro, sassi sbiancati di calce, tanto da obbligarli ad abbassarsi e scendere fino alle grandi reti disposte abbliquamente. Queste, urtate dai volatili, si abbattevano su di loro, facendoli prigionieri. La caccia ai colombi era uno dei più piacevoli, amati e secolari passatempi della gente della città di Cava de’Tirreni. Quando arrivavano i piccioni, grida di gioia prolungati s’innalzavano dal Vesuvio a Vietri. I diversi suoni dei corni da caccia indicavano le diverse direzioni prese dallo stormo di colombi e nuove grida, ripetute a lungo, di buona, buona indicavano il successo dei colpi di rete.
(4) Questa grotta, nel diploma dell’anno 1025 di Guaimario III e suo figlio Guaimario IV, insieme sul trono di Salerno, è chiamata cripta arsicia, per significare grotta arida o secca e ciò perché la parte più interna della stessa, benché in prossimità del fiume Selano, era ed è assolutamente esente da umidità. Nel Medio Evo la grotta era comunemente denominata Cava o Cava Metelliana.
(5) Il Corpo di Cava fu fondato nel 1081 dall’Abate Pietro, III Abate dell’Abbazia della Santissima Trinità ed accrebbe talmente tanto che Papa Bonifacio IX, con la Bolla del 7 agosto 1394 elevò la terra della Cava al rango di Città. Il suo nome deriva dal fatto che fu là che si riuniva il corpo dei magistrati e degli amministratori di tutta la Città della Cava. Lo storico Canonico Andrea Polverino scrisse: " ...ecco il terzo quartiere di Cava, col nome antico di Corpo di Cava, la cui etimologia significa luogo in cui convengono gli uomini dei dispersi casali del territorio cavese, per dar corso ai loro uffici ed affari..."

 

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