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della Città di Cava de' Tirreni (SA)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


di Livio Trapanese

Storia della "battaglia di Sarno"

La storia
Nel pomeriggio del 6 Luglio 1460 le campane delle cinquanta chiese della Città de La Cava echeggiarono incessantemente. I sacri bronzi chiamarono a raccolta gli uomini in armi. All’Università de La Cava era giunta notizia che il giovane Re Ferrante I d’Aragona, Sovrano del Regno di Napoli e di Sicilia, era sceso in battaglia nella valle di Sarno contro l’esercito di Giovanni d’Angiò, ma un’errata manovra consentì agli angioini di assediarlo. Ferrante, se fosse stato sopraffatto avrebbe perso la vita ed il trono e per tal motivo inviò messaggeri per il regno, affinché i sudditi fedeli lo soccorressero.
L’Università de La Cava, appresa la notizia, non disponendo di un’armata o milizia permanente, deliberò di chiamare a raccolta tutti gli uomini. Il Sindaco dei Sindaci de La Cava, che per quell’anno era Onofrio Scannapieco, da Dupino, partecipò l’evento a li cavoti ed incaricò i fratelli e Regi Capitani Giosuè e Marino Longo, del casale di Sant’Arcangelo, di scegliere cinquecento uomini, tra i più audaci e forti. L’armata cavota partì alla volta di Sarno e percorsi i diciotto chilometri che distano fra le due città, dall’alto della località Foce si calò sugli assedianti con gran fracasso di ferraglia e torce accese. I cavesi, al grido Aragona, Aragona, consentirono al giovane Re Ferrante di riparare nel Castel Nuovo di Napoli, salvadosi la vita ed il trono.
Il monarca fu tanto grato a li cavoti che il 4 Settembre 1460, Onofrio Scannapieco, chiamato alla Regia Corte in Napoli, ritirò la divenuta poi famosa Pergamena Bianca con la quale l’Università cavese avrebbe potuto ottenere quanto si potesse concedere. I cavesi non ritennero di avanzare alcuna richiesta e per ciò Re Ferrante il 22 Settembre 1460 consegnò un diploma di privilegi e franchigie agli inviati dell’Università de La Cava: Tommaso Gagliardi, Leonetto de Curtis, Perosino de Giordano, Bernardo Quaranta, Perillo de Monica e Pietro Cola Longo oltre a disporre che allo stemma cavese fossero aggiunte le armi o pali (insegne) Aragonesi ...dipingere, sue scolpire, at parte dextera duas barras, aureas (oro) ed rubeas (rosso), domus nostre Regie Aragonie... Da quel tempo lo stemma della Città de La Cava venne sormontato della corona reale e partito (diviso in due parti uguali). Al lato destro (a sinistra osservandolo) furono apposte due fasce verticali rosse e due oro, intervallate fra esse. A sinistra (nella parte destra per chi l’osserva) restarono le tre fasce orizzontali rosse, intervallate dal fondo argenteo.
Secolari reperti, tutti di foggia quattrocentesca, realizzati in pietra vulcanica, lignei, marmorei ed in ferro, testimoniano quanto detto.
I privilegi si sostanziarono nell’esentare i cavesi dal pagamento d’ogni gabella. Esse vigevano in tutto il Reame, tanto nel vendere quanto nell’acquistare. Questo consentì a lo popolo cavajuolo di prosperare ed espandersi.
Non furono solo glorie ! Infatti dal 18 al 28 Agosto 1460 gli angioni entrarono nella Città de La Cava ...et fezero guasti assai... . Li cavoti non si piegarono, restando fedeli alla Casa d’Aragona. La Città de La Cava, anche per tal motivo, fu insignita del titolo di Città Fedelissima. La pergamena Bianca, immacolata com’era, è ancor’oggi custodita negli archivi storici del Palazzo di Città di Cava de’Tirreni. Vanto e gloria di un popolo laborioso e fedele.

La tradizione ed il folklore
I cavesi, ogni anno, sin dai tempi più remoti, durante le celebrazioni religiose in onore del Santissimo Sacramento, ricordate quali: La Festa di Castello, ricadenti nell’ottava del Corpus Domini, testimoniano quanto avvenne nel 1656, e cioè quando don Paolo Franco, unico parroco superstite al flagello della peste, quell’anno anziché recare l’ostensorio in processione lungo le vie del Casale della Santissima Annunziata, com’era consuetudine, accompagnato dalle pie donne e da li sparatori (avi degli odierni pistonieri, trombonieri o archibugieri), decise di ascendere Monte Castello per raggiungere il terrazzo superiore del maniero. Ivi giunto impartì la santa benedizione ai superstiti della valle. L’Ostia Divina miracolò li cavoti. Sin dal mese di settembre fu constatata una recrudescenza del morbo, che cessò del tutto nel dicembre dello stesso anno. Nella Città de La Cava il contagio si manifestò il 24 maggio 1656, ma già erano stati segnalati casi di contagio a Dragonea, allora Casale del Distretto del Corpo di Cava.
Nel corso dei citati festeggiamenti in onore del Santissimo Sacramento, i cavesi, per secoli, alle pie pratiche religiose, legavano anche le reminescenze militari che li hanno caratterizzati dall’era rinascimentale a quella risorgimentale; sotto l’unica dizione de’: La Festa di Castello. Chi non ricorda i pistonieri vestiti da popolani d’ogni epoca, da bersaglieri, da garibaldini etc., con rappresentanze provenienti da Vietri sul Mare e Cetara, visto che i due citati comuni, fino al 15 Settembre 1806, sono stati casali della Città de La Cava.
La Festa di Castello, fino agli albori degli anni novanta, iniziava il giovedì dell’ottava del Corpus Domini con le lodi al Signore, perché fu la sua mano Celeste a far cessare la pestilenza del 1656, e terminavano il sabato seguente presso lo Stadio Comunale Simonetta Lamberti con la gara di sparo dei trombonieri, con i secolari archibugi, per ricordare il vigore guerriero del popolo cavese manifestato dal XIV Secolo in poi. Agli inizi degli anni sessanta l’eroismo dimostrato anche nella battaglia del Sarno del 1460 venne a far parte della Festa di Castello. Troppi ingredienti in una sola pentola.
L’Azienda di Soggiorno e Turismo cavese, nel 1974, di concerto con le già costituite squadre di trombonieri e l’Assessore alla Cultura della Regione Campania, il cavese On. Roberto Virtuoso, ideò La Disfida dei Trombonieri - La Pergamena Bianca, ciò anche per passare dall’ormai vetusta gara di sparo ad una disfida, ponendo al centro di una più curata rievocazione un passo storico, con riferimento al 1460 e sparo dei pistoni, e specifiche coreografie d’assieme, realizzate dagli oltre mille figuranti, divisi nei Quattro Distretti: Corpo di Cava, Pasculano, Mitiliano e Sant’Adiutore.

 

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