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della Città di Cava de' Tirreni (SA)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


di Livio Trapanese

La storia
Documenti inediti di fine '800
L'Abbazia benedettina della
Santissima Trinità de La Cava
Raccolta di Paul Guillaume - Traduzione di Paola Malavenda

Prima parte - Libro 1° - Capitolo Quarto
San Pietro Pappacarbone (1079-1122) - (V parte)

Tuttavia il nuovo antipapa non osò restare a lungo a Roma ove Pascale II aveva numerosi seguaci. Uscì dalla città eterna ed andò presso il Re di Germania Enrico IV. Centocinque giorni dopo la sua elezione fu preso dai fedeli amici di Pascale II e ricondotto a Roma. Un annalista testimone oculare di quell’evento disse che: il sovrano Pontefice inviò subito l’antipapa Teodorico in Apulia, come allora si chiamava tutta l’Italia meridionale, nel monastero della Santissima Trinità situato a Cava. Fu una buona scelta. Nessun luogo era più adatto perché il falso Pontefice facesse penitenza dei suoi errori. La solitudine del monastero, il fervore della comunità, l’immenso zelo dell’Abate, contribuì allo scopo. In poco tempo Teodorico ritornò sulla giusta via, divenendo un religioso di Cava. Tutto questo non deve affatto stupirci: chi avrebbe potuto resistere alla ardente carità di un uomo come l’Abate Pietro che un giorno aveva rivolto ad un altro ostinato queste sublimi parole: quand’anche tu non lo volessi, ti trascinerei in cielo con una catena….Benché Platina e molti altri siano di parere opposto, è certo che Teodorico non visse a lungo nell’Abbazia della Santissima Trinità, ma ebbe comunque la consolazione di addormentarsi nell’1102 in seno alla chiesa, nella pace del Signore. Ciò è ancora oggi attestato nei sotterranei dell’Abbazia che allora servirono alla sepoltura. Una semplice pietra indica la sua tomba. La reclusione e dell’antipapa Teodorico e la sua fine penitente possono darci un’idea del fervore che regnava a Cava all’inizio del XII secolo. Il seguente passaggio di Ugo da Venosa, ci confermerà, ulteriormente, questa opinione: nel monastero, dovunque entrate, incontrate religiosi che pregano, che salmodiano, che cantano e che leggono forse ciò che più che ogni altro motivo deve convincerci della grande regolarità che allora si osservava nell’Abbazia sono gli innumerevoli monasteri sottoposti all’Abate Pietro ed ai suoi religiosi. Ne abbiamo già dato alcuni esempi parlando di Roberto il Guiscardo, del Duca Ruggiero, dei due Principi Guaimario, ecc. ne citiamo alcuni altri presi a caso tra i mille. Nel 1081 Riccardo, figlio di dragone, detto il gran Conte che donò alla Cava i tre monasteri di Sant’Angelo di Mottola, di San Vito di Casalrutto e di Santa Lucia di Massafra. Lo stesso anno Gilberto, figlio del Normanno Osmond accordò ai religiosi di Cava il monastero di san Giovanni in Roccapiemonte. Nel 1083 il Conte Enrico, Signore di Mont-Saint-Michel concesse loro il monastero di San Michele di Luceria (Lucera). Il Conte Goffredo, Signore di Satriano, concesse il monastero di San Biagio in Satriano nella antica valle Dauna (Puglia). Nel 1086 troviamo: Rainolfe Bricton che concesse oltre ad una infinità di chiese, il monastero di San Pietro d’Olivella; Aschitino, Conte di Sicignano e Signore di Polla, il Monastero di San Pietro in Polla; Ugo d’Aversa i monasteri di San Giovanni di Layta, vicino Noia, di San Nicola in Padula e di San Simone di Monte-Sano. Enrico, Conte del Monte Gargano, il celebre monastero di sant’Egidio del Monte Gargano. Giordano, Signore di Corneto, il monastero di santa Venera di Rescigno, in Lucania. Riccardo, figlio del già citato Dragone, nel 1090 sottopose all’Abbazia di Cava il Monastero di San Giovanni di Toresino e nel 1095 quello di San Pietro della Mano di Castellaneta.
Segue nel prossimo numero

 

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