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della Città di Cava de' Tirreni (SA)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


di Livio Trapanese

La storia
Documenti inediti di fine '800
L'Abbazia benedettina della
Santissima Trinità de La Cava
Raccolta di Paul Guillaume - Traduzione di Paola Malavenda

Prima parte -Libro 1° - Capitolo Quarto
San Pietro Pappacarbone (1079 - 1122) - I parte

L’epoca d’oro dell’Abbazia – Numero miracoloso dei monaci di Cava – Discepoli notevoli dell’Abate Pietro – Donazioni e donatori infiniti – Il Duca Ruggiero e le sue elargizioni – Gratitudine dei religiosi – Amore di Pietro per i poveri – Protezione accordata agli artisti – Costruzioni diverse – Pietro è onorato con la mitra – Interessante Bolla di Papa Urbano II – La Pietra Santa – Dedicazione della Chiesa della Santissima Trinità – Nuovi favori di Papa Urbano II e del Duca Ruggiero – Il Corpo di Cava – Il Papa Pascale II e l’antipapa Teodorico (Silvestro III) – Numerosi monasteri sottoposti all’Abate Pietro – I religiosi di Cava e gli uccelli del Cielo – Altre donazioni – Rendite dell’Abbazia – Gli ospedalieri di San Giovanni di Gerusalemme sotto la direzione dei religiosi di Cava – Le navi del monastero – Elezione di San Costabile – Morte dell’Abate Pietro – La sua tomba.
Il governo dell’Abate Pietro Pappacarbone fu un periodo di gloria per la Santissima Trinità di Cava. Si potrebbe anche dire che fu l’epoca d’oro di quest’illustre Abbazia. Ecco perché un cronista contemporaneo, non pensando più al venerabile Sant’Alferio, né al virtuoso San Leone, chiamò Pietro il costruttore ed istitutore del monastero della Santissima Trinità. Per lo stesso motivo il cronista Giovanni da Capua indicò Pietro come l’istitutore dell’Ordine o Congregazione di Cava. Ugo da Venosa confermò tutto ciò. Egli disse che l’Abate Pietro uguagliò i suoi predecessori per la sua gran santità, e li sorpassò di molto per l’aumento dei beni temporali.
Alla morte dell’Abate Leone, avvenuta il 12 luglio 1079, grazie alla saggia direzione di Pietro Pappacarbone ed a causa della stretta osservanza della regola di San Benedetto e delle Costituzioni di Cluny, il monastero della Santissima Trinità di Cava divenne un perfetto modello di vita cenobitica. Fu così che tanti giovani accorsero da ogni luogo per allinearsi sotto la disciplina del nipote di Sant’Alferio. Siccome la fama del venerabile Abate si espandeva dappertutto con gran rapidità, nobili signori e potenti personaggi abbandonarono il mondo e si sottomisero al suo magistero per poter essere condotti da lui sui sentieri della perfezione celeste. Inoltre i semplici ed i saggi che si posero sotto la sua direzione, furono tanto numerosi che possiamo affermare che si compì l’antica promessa: farò di te il padre di un grande popolo. L’Abate Ugo di cui abbiamo riportato le parole, raccontò a questo proposito il seguente fatto, dal quale si rileva l’esatta idea del numero inverosimile dei religiosi di Cava. Un giorno disse, in cui era più allegro del solito, l’Abate Pietro, in uno slancio d’intimità, assicurò di aver dato l’abito monastico di San Benedetto a più di 3000 uomini. Pietro dopo questa confessione visse ancora a lungo e ricevette nel suo monastero moltissime altre persone. Al tempo dell’Abate Pietro, tra la moltitudine di religiosi che viveva a Cava, molti mantennero il loro posto ben definito nella storia religiosa, politica o letteraria d’Italia. Tuttavia, per la maggior parte, essi furono poco noti o addirittura ignorati. Il lettore me ne sarà certamente grato se citerò alcuni nomi. La lista sarà largamente incompleta, ne convengo, ma quando la collezione del codex diplomaticus cavensis sarà più avanzata, sarà più facile accrescerla.
Ecco dunque la lista come l’ho potuta formare: Didier: che verso il 1080 passò dall’Abbazia di Cava al Vescovado di Lacedonia (antica Aquilonia) in Puglia e che diede nel 1085 al suo vecchio Abate il monastero di Santa Maria di Giuncarico, sito vicino a Rocchetta di Puglia, con tutte le chiese ed i terreni di sua dipendenza. Ranger: Arcivescovo di Reggio Calabria e Cardinale della Santa Chiesa, amico e consigliere di Papa Urbano II che non cessò di accompagnarlo nei suo pellegrinaggi in Francia ed in Italia. Giovanni di Marsica, in Basilicata, che nel 1095 fu innalzato al soglio episcopale di Marsica, sua patria, e poco dopo fatto Cardinale da Urbano II. Elia: Arcivescovo di Bari e di Canosa (1089-1105), che fu uno dei prelati più dotti e virtuosi di quel tempo. Questi costruì a Bari il famoso tempio di San Nicola, in Onore del Vescovo di Myre, il cui corpo fu portato nel 1087 dall’Asia minore in Puglia. Gisulfo: figlio del Conte Manson da lo Riufo, detto di buona memoria che dapprima fece al monastero di Cava grandi donazioni e poi volle abbracciare la vita religiosa. Laudario: figlio del Conte Lamberto che offrì all’Abate Pietro (ricevendo la tonaca nel 1093), la chiesa di San Nicola di Gallocanta situata tra Cava e Salerno. Guaimario: detto il vecchio, signore di Giffoni e nipote di Guimario III, Principe di Salerno. Il padre di Guaimario era il Conte Gui di Sorrento, uomo ricco e potente, dalle origini longobarde che tra le altre donazioni nel 1091 accordò all’Abate Pietro otto chiese. Guimario, il giovane, figlio del precedente che si ritirò a Cava contemporaneamente a suo padre nel 1092 (egli viveva ancora nell’1124 poiché fece nel suo testamento nuove donazioni a Cava. Leone da Bari: che verso gli ultimi anni di governo dell’Abate Pietro e sotto San Costabile, fu incaricato di comandare gli uomini ai quali era allora affidata la guardia del castello di Sant’Adiutore, punto più alto di tutta la valle metelliana. Simone: che per la sua bontà e la sua prudenza divenne, in seguito, Abate di Cava (1124-1141). Falcone: che divenne anche egli Abate, ma più per le sue virtù che per la sua eloquenza (1141-1146). Sergio: l’archivista della Santissima Trinità, al tempo dell’Abate Pietro, dell’Abate Costabile e di Simone; un cavaliere anonimo di origine francese o meglio normanna che nel chiostro si distinse per la sua umiltà, come nel mondo si era distinto per le sue imprese militari. Infine Ugo: il famoso Abate di Venosa, rimasto a lungo anonimo, al quale si deve il libro: La vita dei primi quattro Abati di Cava, molto spesso citato in quest’opera. Così, in meno di sessant’anni dalla sua nascita, il monastero di Cava divenne il rifugio non solo di un numero prodigioso di semplici ed umili religiosi, ma anche di un’infinità di persone distinte, di un gran numero di spiriti eletti.
Osserviamo, in particolare, che presso l’Abbazia della Santissima Trinità di Cava i discendenti dei principi lombardi di Salerno si recavano a consolarsi per la perdita della loro passata grandezza e spesso anche per darsi il bacio della riconciliazione con i Normanni, loro vincitori.
Tuttavia, tutti quei personaggi, prendendo l’abito religioso, accrebbero con le loro offerte la già considerevole ricchezza dell’Abbazia. Ricchezze che aumentavano sempre di più, grazie alle elargizioni provenienti da ogni ceto sociale. Non si può non provare ammirazione quando negli archivi della Santissima Trinità si visionano tante pergamene di quell’epoca le quali contengono privilegi, concessioni, donazioni che consistono soprattutto in terreni, vigneti, foreste, montagne, chiese, monasteri, castelli, villaggi e talvolta persino vaste regioni. Normalmente tutto ciò è situato nel luogo in cui risiede il donatore e quindi in cento luoghi diversi dell’Italia meridionale. Questa è quindi l’origine dell’immensa distesa del dominio temporale dell’Abbazia e questo è anche l’inizio della Diocesi della Santissima Trinità di Cava che fu definitivamente costituita nel 1089.
Vorremmo entrare nel dettaglio delle donazioni, ma poiché il loro numero è immenso ci accontenteremo di citare i nomi di alcuni donatori che vissero dal 1079, anno dell’avvento dello Abate Pietro al 1100. Per primo menzioniamo Roberto il Guiscardo, Principe più famoso e potente dell’epoca che accordò all’Abate di Cava la maggior parte della rocca di San Cirici, oggi Roccapiemonte (1079), gli confermò tutti i possedimenti del Cilento (1080) e gli sottopose la grande Abbazia di San Benedetto di Taranto, con tutte le sue numerose dipendenze (1081). Subito dopo vi è Giordano, Principe di Capua e Duca di Gaeta, che concesse all’Abbazia di Cava una infinità di terre situate a Nocera, Angri, Roccapiemonte, Maddaloni ed in altri luoghi. Segue poi Gaidelgrima, figlia di Guaimario IV e sorella di Gisulfo II, a quel tempo moglie del Conte Alfrid (1082) e poi Contessa di Sarno (1091) che troveremo più tardi Principessa di Capua, sposata ad Ugo di Faida. Quindi ancora Roberto di Torpo, Signore di Lacedonia; Goffredo, Conte di Lecce; Sichelgaita, altra figlia di Guaimario IV e moglie di Roberto il Guiscardo; Enrico, Conte di Monte Gargano; Gregorio, nipote da parte di suo padre Pandolfo di Guaimario III; Giordano, Signore di Corneto, vicino Paestum; Enrico, Conte di Monte Sant’Angelo e di Lucera, entrambe in Capitanata; Riccardo, castellano di Lauro; Astolfo, figlio del Conte Gisulfo; Gilberto, figlio del normanno Osmondi; il Visconte Vibuo e sua moglie Romana; Ruggiero, figlio del Signore Guglielmo Trincanote; la Contessa Elma d’Ala, castellana in Eboli; il Conte Riccardo, soprannominato il Siniscalco, figlio di Dragone grande Conte e Signore di Mottola e di Castellaneta; Guglielmo di Trebino e sua moglie Teodora, Signori di Rustiliano; Gisulfo figlio di Giovanni, Conte di Nazione; Alfonso, figlio di Alfano, Conte di Nocera; Rainolfo Bricton, Signore della Città di Sant’Agata e suo figlio Johel; Goffredo, Conte di Satriano; Silvano figlio di Turgisio, Conte di san Severino e fratello di quel Ruggiero che diverrà poi religioso a Cava; Altruda, Contessa di Monte Aperto; Ugo, Signore di Atripalda; Guglielmo, Signore di Saponaria e di Burgenzia; Guglielmo, fratello di Enrico Conte di Monte Gargano.

 

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